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Blockchain, stablecoin, NFT, criptovalute e DeFi. Quali sono le conseguenze normative di questo tsunami di innovazione finanziaria?

Come abbiamo potuto verificare nell’ultimo periodo, la crescita dell’uso dei cryptoasset ha determinato, in via proporzionale, l’aumento degli interventi adottati in sede regolamentare  su scala globale. La formidabile e repetina escalation del fenomeno e la sua continua evoluzione rende, tuttavia, difficile l’aggiornamento circa lo stato di avanzamento della regolazione elaborata dalle diverse legislazioni, sia a livello europeo che internazionale.

Le informazioni contenute nel presente post, allora, benchè non esaustive, tenderanno a fare chiarezza sulla regolamentazione in materia di blockchain, stablecoin e security token adottata nel Regno Unito.

I recenti avvenimenti che hanno coinvolto la politica interna inglese, a seguito delle dimissioni del premier Boris Johnson e del successivo insediamento a Downing Street di Liz Truss, sono stati particolarmente attenzionati dagli operatori del settore finanziario, considerati i possibili impatti che potrebbero determinare riguardo al progresso e all’utilizzo delle tecnologie crittografiche DLT in ambito finanziario.

Si tratta, per vero, di un tema che era centrale nell’agenda del precedente governo Johnson, intenzionato a rendere il paese un hub ospitale per le cryptoattività.

Infatti, già nel marzo 2018 era stata istituita una Taskforce composta dal Ministero delle Finanze inglese, dalla Financial Conduct Authority (FCA) e dalla Bank of England, chiamata a monitorare gli sviluppi del settore dei cryptoasset. Nello stesso anno, la FCA aveva inoltre promosso, a livello internazionale, l’istituzione di un Sandbox Global Financial Innovation Network, volto a promuovere, tanto la creazione di un co-working space transnazionale per gli operatori finanziari interessati alle nuove sfide digitali, quanto il coordinamento e la collaborazione tra i regolatori nazionali e sovranazionali riguardo ai possibili approcci da adottare in sede regolamentare e di vigilanza.   

Attività crypto, opportunità commerciali e stablecoin.

L’evidente interessamento oltremanica al fenomeno delle cryptoattività, nelle sue diverse applicazioni in ambito finanziario, è culminato nell’aprile scorso con l’annuncio, da parte del Cancelliere Rishi Sunak e del Segretario al Tesoro Jhon Glen, circa il fatto che le c.d. “stablecoin” saranno accettate all’interno del network di pagamenti del Regno Unito, tenuto conto che anche la Royal Mint – ossia la Zecca inglese – emetterà i propri NFT. 

Tale apertura dovrebbe garantire condizioni di mercato tali per cui gli emittenti ed i fornitori di servizi di stablecoin potranno operare e investire nel Regno Unito, ampliando la propria offerta con mezzi di pagamento più efficienti in favore dei consumatori. 

A tal riguardo sono state dunque preannunciate una serie di misure di intervento, volte ad assicurare che il settore dei servizi finanziari inglese rimanga all’avanguardia in ambito tecnologico. Esse comprendono:

  • l’istituzione di una “sandbox per le infrastrutture del mercato finanziario” al fine di promuovere l’innovazione tra gli operatori finanziari;
  • l’istituzione di un cryptoasset engagement group, tale da garantire un più efficiente dialogo con il sistema finanziario ed i suoi attori;
  • miglioramenti del sistema fiscale inglese riguardo al trattamento delle cryptoattività, così da renderlo più competitivo ed attrattivo su scala internazionale;
  • l’emanazione di una guida sulle transazioni DeFi, in particolare sul prestito e lo staking.

E sui Security Token?

La FCA ha pubblicato la propria “Policy Steatment on cryptoasset” (PS19/22) nel luglio 2019, individuando tre sottocategorie di cryptoasset:

  • Unregulated Token
  • E-money Token 
  • Security Token

L‘Autorità di settore inglese considera “Unregolated” i token il cui acquisto, vendita e/o scambio avviene al di fuori del perimetro normativo rappresentato dal Financial Services and Markets Act (Regulated Activities) 2001, dalla MIFID II e dall’Electronic Money Regulations 2011 (EMR).

Del pari, la FCA identifica come “E-money”, i token (i) aventi un valore monetario attribuito grazie alla tecnologia DLT, (ii) emessi previo ricevimento di fondi da parte dell’emittente e (iii) che siano destinati alla circolazione. Tali strumenti soddisfano, dunque, i requisiti di “moneta elettronica” per come disciplinata dalla Regulated Activities Order del 2001, tanto è vero che non sono stati esclusi dall’applicazione dell’Electronic Money Regulation del 2011. 

Da ultimo, i security token sono identificati come strumenti digitali che incorporano diritti ed obblighi al pari di “specifed investments” (come disciplinati nel Regulated Activities Order 2001), ovvero di veri e propri “strumenti finanziari” come definiti nel contesto della MIFID II.

Quali saranno i prossimi step sul fronte regolamentare?

In ragione dell’evidente rischio di volatilità che sta caratterizzando nell’ultimo periodo i cryptoasset e, in particolar modo, il mondo delle cryptovalute, si sono registrati interventi diretti sul fronte della supervisione bancaria, laddove la Bank of England ha sollecitato gli istituti di credito operanti sul territorio inglese a valutare accuratamente i rischi che comportano i cryptoasset monetari, richiedendo l’eventuale revisione delle strategie e dei sistemi adottati per la gestione del rischio, derivante dall’esposizione a tali strumenti digitali, nonché la quantità di capitale necessario per coprire eventuali perdite. 

Nel frattempo, sul fronte normativo e regolamentare, nel marzo 2022, è stato pubblicato il Prospectus Regime Review Outcome, con cui il governo britannico ha anticipato quali saranno le principali riforme che interesseranno l’emissione e l’ammissione alla negoziazione di token digitali.

E’ stata prevista una ridefinizione della struttura regolamentare riguardo alle offerte di titoli (digitali) nel Regno Unito, attribuendo alla FCA ulteriori poteri volti a garantire una maggior trasparenza informativa nei confronti degli investitori, in particolar modo con riferimento alle informazioni ‘previsionali’ riguardo all’andamento dei titoli negoziati.

Inoltre, la Bank of England e la Financial Conduct Authority svolgeranno ulteriori lavori sulle regole per le stablecoin e si consulteranno su un “modello” normativo per le stablecoin c.d. sistemiche nel 2023.

Differenze rispetto alla strategia UE

Da una prima valutazione, sembrerebbe dunque che il Regno Unito abbia inteso approcciare il fenomeno delle cryptoattività in maniera meno completa rispetto a quanto sta accadendo nell’UE, dove, come visto, è stato recentemente raggiunto un compromesso sulla regolamentazione dei mercati dei criptoasset (MICAR). 

Basti considerare come la definizione di “asset digitale” elaborata dall’ordinamento inglese risulti non così chiara e, per certi aspetti, assai più limitata rispetto a quella elaborata in sede europea con il MICAR.

Ciò porta conseguentemente a ritenere che, con molta probabilità, il regolatore d’oltremanica si preoccuperà di disciplinare un minor numero di servizi (i.e. cambio e custodia di titoli digitali), contrariamente a quanto fatto dall’UE con il MICAR che, come noto, disciplina un’ampia gamma di servizi, quali, tra gli altri, il trading, la consulenza, la trasmissione di ordine e altro, non limitandosi alla sola custodia ovvero al cambio da e in criptovalute.

Fonti: https://www.gov.uk/government/news/government-sets-out-plan-to-make-uk-a-global-cryptoasset-technology-hub