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Ci sono pochi dubbi sul fatto che l’industria crypto sia qui per restare. Essa comprende vari settori nei quali i fondi d’investimento e le imprese private sono molto coinvolti. Il mining di bitcoin è da anni uno di questi settori.

Gli ambientalisti e alcune istituzioni sostengono che l’elevato consumo di energia del mining di bitcoin sia dannoso per l’ambiente e stanno esercitando una crescente pressione sul settore.


Sì, il mining di bitcoin è una procedura ad alto consumo energetico: secondo il Cambridge Center for Alternative Finance, Bitcoin consuma circa 110 Terawattora all’anno, pari a circa lo 0,55% della produzione elettrica mondiale, ovvero una quantità di energia pari a quella consumata dalla Malesia o dalla Svezia in un anno.

Sembra una quantità di energia sproporzionata. Ma lo è davvero?

Molto dipende dalla percezione che si ha di bitcoin e dal ruolo che si dà ad una moneta decentralizzata.

Ma facciamo un confronto sul consumo energetico rispetto ad altri settori.


QUESTIONE DI PROSPETTIVE

Il consumo di energia di bitcoin è pari a circa il 20% dell’energia utilizzata per le server farm (che consumano circa l’1% della produzione totale di energia).

Per fare un altro esempio, secondo alcuni studi le luci di Natale a livello globale consumano più del network Bitcoin, eppure nessuno ha mai accusato le luci di Natale per i problemi di inquinamento. 

Ma certamente, oltre al consumo, ci sono molti altri fattori da prendere in considerazione. 

Uno di questi, è la sostenibilità dell’energia utilizzata per il mining di bitcoin.

LA RICERCA BMC

Nell’ottobre 2022 BMC (un forum globale di società di mining di Bitcoin) ha annunciato l’esito di un sondaggio da loro effettuato. I risultati mostrano che le aziende di mining utilizzano elettricità con un mix di energia sostenibile del 67,8%.

Ciò renderebbe il settore del mining persino uno dei più sostenibili a livello globale!

Secondo il rapporto, consuma poco meno dell’energia consumata dai giochi per computer, una quantità considerata “irrilevante dell’energia globale”. Inoltre, le emissioni di carbonio derivanti dal mining sarebbero “trascurabili”, pari allo 0,10% delle emissioni globali.

RINNOVABILE O NO? ALCUNI DICONO IL CONTRARIO

Tuttavia non tutti sembrano essere d’accordo sui numeri del BMC. Secondo uno studio precedente di Cambridge (gennaio 2022) sostenuto da importanti governi, banche d’investimento e organizzazioni come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, la principale fonte di energia elettrica utilizzata dai bitcoin è il carbone, con il 36,6%.

Lo studio ha rilevato che l’energia idroelettrica, con una quota del 14,9%, è la fonte energetica sostenibile più diffusa. Complessivamente, i combustibili fossili rappresentano però il 62,4% dell’intero mix di energia elettrica, mentre le fonti di energia sostenibile il 37,6% del mix, composto dal 26,3% di energia rinnovabile e dall’11,34% di energia nucleare.

Questi dati sono chiaramente in contraddizione rispetto ai precedenti.

Quindi a quale fonte affidarsi? Difficile dirlo.

Cerchiamo quindi altri elementi per capire meglio. 

ALTRI FATTORI DA CONSIDERARE

Numerose ricerche negli anni hanno dimostrato che una parte significativa dell’energia generata va persa solo nella fase di trasmissione e distribuzione. Stiamo parlando del 6/10% di energia perduta. Altri rapporti dicono che sia in realtà molto di più.

Un fattore spesso non considerato. Se l’energia non viene infatti utilizzata, la si perde, quindi perchè non ottimizzarne l’utilizzo?

È infatti difficile pensare di usarla in altri modi. Conservarla nelle batterie? 

Per dare un’idea, lo stato della California ha in programma di diventare “carbon neutral”  attraverso l’uso estensivo di batterie su scala industriale. Per realizzare questo obiettivo, sarebbe però necessaria una capacità di batterie che supera di cinque volte l’attuale capacità globale. Davvero un sacco di batterie.

Il fatto è che attualmente non esiste un modo valido per immagazzinare l’enorme quantità di energia prodotta che rimane inutilizzata ogni giorno. In questo senso, Bitcoin rappresenta forse più un’opportunità che un problema.

IL FATTORE DI OTTIMIZZAZIONE ENERGETICA

I miner di bitcoin sono particolarmente sensibili ai prezzi energetici perché la maggior parte dei loro costi operativi è legata all’elettricità. Tuttavia grazie alla loro flessibilità geografica, possono essere posizionati in prossimità delle sorgenti di produzione di energia. Solitamente vengono stipulati accordi con le centrali elettriche, in modo da poter operare localmente e risparmiare. Per i gestori di energia, questo aspetto comporta molteplici vantaggi.

Gli viene offerta una possibilità di beneficiare della potenza sottoutilizzata. I generatori con sbocchi di corrente ridotti possono scoprire nuovi output. Inoltre, il crypto mining può aiutare i produttori a generare un flusso di entrate utilizzabile per lo sviluppo di infrastrutture rinnovabili.

IL DIBATTITO NON È ANCORA MATURO

Dopo il recente Merge di Ethereum, le blockchain basate su proof-of-stake (PoS) sono state proposte come soluzione definitiva al dibattito sui consumi energetici. In effetti, se bitcoin effettuasse questo passaggio, il suo impatto diventerebbe indubbiamente trascurabile.

Ma poiché il proof-of-stake indebolisce certi aspetti la natura decentralizzata della blockchain, i bitcoiners non valutano questa possibilità, anzi criticano invece l’inversione di Ethereum.

Il meccanismo PoW è infatti troppo radicato nella visione della comunità Bitcoin per poter cambiare. 

La realtà in ogni caso mostra che ci sono molti fattori da considerare prima di trarre qualsiasi conclusione su questo argomento. I titoli di alcuni articoli a riguardo spesso attirano l’occhio ma tendono a semplificare un tema in realtà molto profondo.

In fondo si tratta sopratutto della visione generale che ogni singolo individuo ha sul futuro del denaro e sull’importanza di bitcoin. Qual è il vostro punto di vista?

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