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La blockchain sta ridefinendo il sistema finanziario globale, ma la sua cattiva reputazione a livello energetico rimane un ostacolo per gli accordi sul clima. Si tratta di questioni impegnative anche per le istituzioni finanziarie, spaventate da potenziali azioni normative legate all’impatto energetico. Ridurre i consumi di energia diventa importante per Ethereum e per le altre blockchain.

In risposta, gli sviluppatori blockchain stanno considerando le questioni ambientali, sociali e di governance (ESG) nei loro sforzi di innovazione.

Una componente chiave di questi protocolli è il meccanismo di consenso, ovvero il metodo definito per convalidare le transazioni e difendersi da eventuali utenti malintenzionati. Ogni meccanismo di consenso presenta vantaggi e svantaggi per quanto riguarda la decentralizzazione, la sicurezza e la scalabilità, e le soluzioni a questi compromessi possono sbloccare opportunità per rendere ogni blockchain più sostenibile.

Dalla proof-of-work alla proof-of-stake

Il sistema di consenso proof-of-work, alla base per esempio di Bitcoin, è quello che, dal punto di vista energetico, consuma maggiore elettricità. Un cambiamento nel protocollo del mining potrebbe però generare grandi risparmi in termini energetici.

Ad esempio, la seconda blockchain più grande per capitalizzazione di mercato, Ethereum, ha cambiato il proprio modello, in parte anche per ridurre in modo massiccio il consumo di energia, a dimostrazione di come sia indispensabile che gli sviluppatori tengano conto dell’impatto ambientale delle tecnologie prodotte.

Prima del “Merge” dello scorso settembre, Ethereum consumava ogni anno circa 83,89 TWh di elettricità, pari al consumo di un Paese di medie dimensioni come la Finlandia. Ora, il passaggio a un meccanismo di consenso proof-of-stake ha ridotto questa impronta del 99,95%, a 0,01 TWh. Come si può vedere da questa immagine.

Si tratta di un notevole cambio di rotta per Ethereum e per le criptovalute in generale, per una serie di motivi di grande importanza. Non solo riduce l’impronta ecologica, ma renderà la convalida della blockchain di Ethereum più accessibile a un maggior numero di utenti. Per questo motivo, il Merge di Ethereum può rappresentare un passo significativo sulla strada della diffusione della blockchain.

Questa singola operazione può migliorare la reputazione della blockchain agli occhi del pubblico.

Inutile dire che si tratta di un elemento importante per la graduale accettazione delle criptovalute nel tempo e che potrebbe contribuire a rimuovere molte delle resistenze normative e governative che attualmente si confrontano con le tecnologie DLT.

Il motivo per cui il Proof-of-Stake ha bisogno di meno energia

In precedenza, Ethereum convalidava le transazioni tramite Proof of Work (PoW) e i nuovi blocchi erano creati tramite miner che utilizzavano apparecchiature ad altissimo consumo energetico. Ora, la rete utilizzerà invece validatori PoS (Proof of Stake) che semplicemente metteranno i propri Ethereum (ETH) “in stake” al fine di convalidare i blocchi. Tutto ciò che serve per eseguire questa operazione sono computer generici che installano il software Ethereum più recente, ed è qui che entrano in ballo le minori esigenze energetiche.

A livello pratico, questo dovrebbe incentivare una maggiore partecipazione alla rete di Ethereum. In passato, infatti, chi voleva convalidare i blocchi e ricevere ricompense per il mining doveva investire in attrezzature e strutture di mining progressivamente più costose, il che poteva costituire un deterrente.

Eliminando la proof-of-work e le apparecchiature di mining ad alta intensità energetica, si elimina anche l’incentivo finanziario a investire in apparecchiature di mining ancora più potenti, e così via. Sebbene la proof of work sia efficace in termini di sicurezza e decentralizzazione, potrebbe essere anche la ricetta perfetta per un disastro energetico.

L’idea di basare la convalida dei blocchi sugli utenti che detengono il maggior numero di ETH in staking potrebbe inizialmente sembrare rischiosa, ma mantenere i propri ETH in staking è un deterrente per i comportamenti disonesti. Questo perché il nuovo Ethereum richiede una partecipazione minima di almeno 32 ETH, il che significa che i validatori rischiano di “essere multati” qualora venissero scoperti a partecipare in maniera fraudolenta. Ed è esattamente ciò che accade ai validatori disonesti, con la distruzione dei loro ETH bloccati.

La percezione dei media

Spesso i media non sono stati certo sostenitori delle criptovalute, quindi il loro resoconto positivo del Merge rappresenta un cambio di atteggiamento da sottolineare.

Riviste prima avverse come il Guardian scrivono “la rete bitcoin consuma 130TWh di elettricità all’anno, una somma che sarà sempre più difficile da giustificare se la blockchain di Ethereum dimostrerà che le stesse prestazioni possono essere ottenute nel rispetto dell’ambiente”.

Anche se l’effetto non sarà immediato, è già visibile che un miglioramento nella percezione del pubblico sia già iniziato. Con il tempo e seguendo questa strada di sviluppo, la conseguenza sarà che un numero maggiore di individui e aziende potrebbero sentirsi più propense a entrare nel mondo della blockchain in un modo o nell’altro.

Oltre alla migrazione di Ethereum verso la proof-of-stake, la dipendenza di Bitcoin dalla PoW arriva in un momento di spese energetiche esorbitanti per gran parte del mondo sviluppato.

Sebbene la riduzione dell’energia sia stata massiccia, per essere completamente completi, dovremmo notare che PoS potrebbe centralizzare troppo la rete “Alcuni validatori gestiti dalla comunità (Lido) controllano oltre il 30% delle quote di Ethereum PoS. Mentre Coinbase, Kraken e Binance – tre dei maggiori exchange di criptovalute – possiedono un altro 30% della quota della rete”.

Chissà se la PoS saranno non solo ecologica ma anche sicura, trasparente e affidabile: il tempo ce lo dirà!

Impatto su altri settori economici

Il Merge di Ethereum è un evento così importante in termini ambientali che non solo metterà sotto pressione Bitcoin affinché utilizzi più energie rinnovabili (e chissà, prenda in considerazione la modifica del suo stesso meccanismo di consenso), ma potrebbe anche mettere sotto pressione altre aree dell’economia negli anni a venire.

In termini di consumi infatti, tra i settori più inquinanti c’è il sistema bancario globale che, secondo un rapporto del 2021 di Galaxy Digital, consuma circa 263,72 TWh di elettricità all’anno. Si tratta di un consumo più che doppio rispetto a Bitcoin e più che triplo rispetto a Ethereum prima del merge.

L’aspetto interessante è che, grazie alla scelta di passare alla proof-of-stake, Ethereum potrebbe esercitare una pressione sul settore finanziario (e su altri settori) affinché adottino tecnologie più efficienti.

A questo proposito, è significativo notare che un rapporto del FMI pubblicato ad aprile ha concluso che “la DeFi ha il potenziale per offrire servizi finanziari con un’efficienza ancora maggiore […] la DeFi ha il costo marginale più basso rispetto agli operatori storici sia nelle economie di mercato avanzate che in quelle emergenti, indicando la massima efficienza in termini di costi”.


Ora immaginate che questo venga applicato agli asset del mondo reale!
Sources: https://www.cryptovantage.com/news/crypto-goes-green-ethereum-s-merge-will-reduce-energy-use-by-99-percent/